Bali in 10 giorni: itinerario fai da te

Organizzare un viaggio a Bali in 10 giorni richiede un po’ più di selezione di quanto sembri all’inizio. Sulla mappa molte distanze appaiono brevi, ma tra traffico, strade lente e tempi morti nei trasferimenti, un programma troppo pieno rischia di trasformare il viaggio in una sequenza di spostamenti troppo stressante.
Per una prima volta a Bali, l’impostazione più equilibrata sarebbe quella di concentrarsi su tre zone: Ubud, Nusa Penida e il sud di Bali. In questo modo si riesce a vedere bene la parte più verde e culturale dell’isola, inserire qualche giorno di mare mozzafiato e chiudere il viaggio in una zona comoda anche in vista del rientro.

Indice dei contenuti

1. Cosa c’è in questo itinerario

L’itinerario si divide tra Ubud, Nusa Penida (o le isole Gili) e il sud di Bali. Prima l’interno più autentico dell’isola, poi due notti sul mare sull’incredibile isola di Nusa Penida e infine la parte finale tra Uluwatu e Jimbaran, così da chiudere il viaggio in una zona più pratica anche per il rientro.

2. Come dividere le notti in modo realistico

Una divisione equilibrata per un viaggio di 10 giorni a Bali può essere questa: 4 notti a Ubud, 2 notti a Nusa Penida e 3 notti nel sud di Bali tra Uluwatu, Jimbaran o zone vicine.
È un itinerario semplice ma concreto, perché riduce i cambi hotel e tiene conto di un fatto che a Bali pesa parecchio: gli spostamenti via terra raramente sono rapidi quanto sembrano.

Solo per dare un ordine di grandezza, dall’aeroporto a Ubud la distanza è di circa 37 chilometri, ma il tragitto richiede spesso almeno un’ora e mezza e in diversi momenti della giornata può allungarsi fino a 2-2,5 ore. Tra Ubud e Uluwatu si parla invece di circa 51-53 chilometri, con percorrenze che in condizioni normali stanno spesso tra 1,5 e 2 ore.
Per questo motivo, in 10 giorni conviene evitare di aggiungere anche Amed, Munduk o il nord di Bali nella stessa tabella di marcia. Non perché siano tappe poco interessanti, ma perché inserendole insieme a Ubud, Nusa Penida e sud si finirebbe quasi sempre per comprimere troppo le giornate.

3. Giorno 1: arrivo a Bali e trasferimento verso Ubud o notte comoda

Se il volo atterra in orario comodo, il trasferimento diretto a Ubud è la soluzione migliore. Dal Ngurah Rai International Airport al centro di Ubud ci sono circa 37 chilometri, ma è bene ragionare in termini di tempo e non di distanza, ci si possono mettere infatti in media intorno alle 2h. Il traffico è proprio uno dei primi aspetti da mettere in conto quando si costruisce un viaggio a Bali.
Se invece l’arrivo è tardo, soprattutto nel tardo pomeriggio o in serata, la scelta più comoda può essere diversa. In quel caso spesso conviene dormire la prima notte a Jimbaran, Sanur o comunque nel sud, e spostarsi a Ubud la mattina successiva. Verso Uluwatu o le zone del Bukit Peninsula il tragitto dall’aeroporto è infatti più corto, circa 20-25 chilometri, e in condizioni normali si aggira spesso sui 45-60 minuti, pur potendo arrivare anche a 90 minuti nelle fasce peggiori.

Monkey Forest – Ubud

4. Giorno 2: Tegallalang al mattino e Monkey Forest nel pomeriggio

Il primo giorno pieno a Ubud non va sprecato restando in zona senza vedere nulla. Molto meglio costruire una giornata già completa ma senza allungarla inutilmente. La combinazione più intelligente è quella tra le risaie terrazzate di Tegallalang e la Monkey Forest, perché le due tappe sono abbastanza vicine tra loro e si incastrano bene nella stessa giornata. Da Ubud a Tegallalang ci sono circa 8-13 chilometri e in macchina si impiegano circa tra i 10 e 15 minuti.

Su Tegallalang saremo chiari fin dall’inizio: non è una sosta da fare in fretta, giusto per scattare due foto e ripartire. Se l’idea è esplorarle con calma, camminare davvero tra i terrazzamenti e non limitarsi ai punti più immediati godendo appieno della sua bellezza straordinaria, bisogna mettere in conto una visita impegnativa anche dal punto di vista fisico. I sentieri passano su scalini irregolari e piuttosto alti, piccoli ponti di bambù e tratti in salita, quindi serve tempo e non è il posto da liquidare in un’ora. Alcune guide online parlano di un loop più breve ma è facile perdersi al suo interno, per un itinerario realistico è meglio considerare tranquillamente anche mezza giornata, soprattutto se si vuole godere il posto senza fretta.

Nel pomeriggio ci si può spostare alla Monkey Forest, che è molto più semplice da visitare e si presta bene a chiudere la giornata. L’area è aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00, con ultimo ingresso alle 17:00, e per una visita tranquilla in genere possono bastare circa due ore. In questo modo la giornata resta piena ma non pesante: la mattina si dedica alla parte più faticosa e panoramica, il pomeriggio a una visita più facile da gestire nel verde di Ubud.

Risaie di Ubud
Risaie di Tegallalang

5. Giorno 3: Tirta Empul e una giornata leggera nei dintorni di Ubud

Il secondo giorno a Ubud può essere dedicato a Tirta Empul, che dal centro si raggiunge con un tragitto relativamente breve. La distanza è di circa 14 chilometri e il tempo di percorrenza medio in auto è attorno ai 15 minuti, almeno in condizioni scorrevoli.
Qui però facciamo una precisazione che ci sta molto a cuore, il Tirta Empul merita di essere visto come luogo, ma non consigliamo di partecipare al rito della purificazione.
Il punto non è mettere in discussione il valore religioso del sito, ma fare una valutazione molto più pragmatica: entrare in acqua aumenta moltissimo il rischio di contatto e ingestione accidentale di acqua non trattata o contaminata che può trasmettere i germi responsabili della diarrea del viaggiatore.
Per questo motivo, in un itinerario di 10 giorni, Tirta Empul è molto più interessante come visita breve e visiva, senza prendere parte al rito. Vale la pena vedere il tempio, capire il contesto e ripartire, senza trasformare una tappa piacevole nel modo più rapido per rovinarsi la vacanza con il Bali belly. Prima di partire conviene leggere anche l’approfondimento su Bali belly, con consigli pratici su come ridurre i rischi e capire cosa fare se i sintomi compaiono durante il viaggio.

6. Giorno 4: da Ubud una sola grande uscita, scegliendo bene tra Monte Batur e Lempuyang

Quando si soggiorna a Ubud, per la sua posizione abbastanza centrale viene naturale pensare di usarla come base per un’escursione più lunga. Le due uscite più tipiche sono il Monte Batur e il Tempio di Lempuyang, quello della celebre Porta del Cielo. Il punto, però, è non sottovalutare i tempi.
Per il Monte Batur la distanza da Ubud è di circa 39 chilometri, per Pura Penataran Agung Lempuyang si parla invece di circa 1 ora e 9 minuti di auto da Ubud.
Sulla carta sembrano tempi ancora accettabili, ma in un viaggio reale conviene ragionare in modo più prudente: tra pick-up organizzato, traffico, soste e punto esatto di arrivo, è meglio considerare almeno un’ora di sola andata in entrambi i casi, e per Lempuyang spesso anche di più. Questo significa che non sono uscite da aggiungere con leggerezza in una giornata già carica.

Tra le due, il Monte Batur è l’escursione preferita da molti, soprattutto per chi vuole vedere un paesaggio diverso dall’Ubud più classica. Lempuyang invece oggi è molto più controversa. La Porta del Cielo è diventata un’attrazione estremamente turistica, spesso affollata, lontana e molto meno suggestiva dal vivo di quanto facciano pensare certe immagini viste online. In un itinerario di 10 giorni la inserirei con molta cautela, perché tra andata, ritorno e attese rischia di assorbire quasi tutta la giornata per una tappa che lascia spesso meno di quanto prometta.

Se si sceglie una di queste due uscite, conviene trattarla come unica vera destinazione del giorno. Cercare di aggiungere altro al rientro significa quasi sempre finire per tornare tardi, stanchi e con la sensazione di aver passato più tempo in macchina che sul posto.

7. Giorno 5: da Ubud a Nusa Penida

Il quinto giorno è quello del trasferimento a Nusa Penida. Da Ubud a Sanur il tragitto via terra è relativamente breve per gli standard balinesi, circa 25 chilometri, ma anche in questo caso è il tempo a contare davvero: in genere servono 45-60 minuti, con margine extra se il traffico è pesante. Una volta arrivati al porto, la traversata in fast boat per Nusa Penida dura in media circa 45 minuti, ma a seconda dell’operatore e del mare può stare in una forchetta che va più o meno da 30 minuti a poco oltre un’ora.

Partendo con una delle prime barche del mattino, l’arrivo a Nusa Penida può avvenire in un orario ancora utile per fare qualcosa già nella stessa giornata, soprattutto se l’alloggio non è troppo distante dal porto. Resta comunque un trasferimento da considerare con attenzione, perché tra uscita dall’hotel, spostamento verso Sanur (con largo anticipo), check-in, traversata, sbarco e arrivo in struttura una parte della mattinata se ne va. Più che una giornata persa, quindi, è un vero cambio base da organizzare bene, cercando di scegliere un hotel in una zona che permetta di sfruttare anche il resto del giorno senza aggiungere troppi chilometri.

8. Giorno 6: Nusa Penida

Il grande errore a Nusa Penida è pensare che, essendo un’isola non enorme, sia semplice muoversi velocemente da un punto all’altro. In realtà le strade sono spesso strette, ripide o sconnesse, i tempi reali sono più lenti di quanto suggerisca la mappa e molti spostamenti richiedono più attenzione del previsto.

Per vivere l’isola le alternative sono due: affidarsi a un driver locale con una macchina oppure noleggiare uno scooter. Difficile consigliare una o l’altra scelta perché hanno entrambi pro e contro: traffico e andamento più lento per la macchina mentre esposizione costante al sole cocente e una certa abilità nella guida se si scelgono le due ruote.

In un itinerario di 10 giorni spendere due notti a Nusa Penida è più che sufficiente per vedere bene una parte dell’isola e godersela senza trasformare la giornata in una maratona. Per approfondire cosa vedere a Nusa Penida rimandiamo alla lettura del nostro approfondimento Nusa Penida.

Kelingking Beach vista dal mare

8.1 Variante extra: Gili Islands al posto di Nusa Penida

Chi preferisce un’ opzione più da villeggiatura può sostituire Nusa Penida con 2 o 3 notti alle Gili. La soluzione è più impegnativa dal punto di vista logistico, perché richiede il trasferimento fino a Padang Bai e una traversata in fast boat più lunga, ma in cambio offre spiagge, snorkeling e un’atmosfera molto diversa da Bali. In un itinerario di 10 giorni conviene però considerarle come alternativa a Nusa Penida, non come tappa da aggiungere ulteriormente. Un occhio in particolare anche agli alloggi che qui hanno costi alti e poca disponibilità.

Gili Trawangan

9. Giorno 7: ritorno a Bali e trasferimento verso Uluwatu o Jimbaran

Il settimo giorno si torna sulla terraferma e si cambia ancora zona. Anche qui serve mettere in conto che si tratterà di una giornata incentrata per buona parte sul trasferimento. Una volta rientrati a Sanur, per raggiungere Uluwatu ci sono 32 chilometri da percorrere. In condizioni ideali il tragitto può stare attorno ai 50 minuti, ma nelle ore di punta la stessa tratta arriva facilmente a 1,5-2 ore, quindi occhio al tempo.
Per questo, nel pomeriggio di arrivo nel sud, conviene tenere il programma piuttosto semplice. Check-in, una spiaggia vicina se c’è tempo, oppure direttamente un tramonto senza aggiungere troppi chilometri. Dopo due cambi base ravvicinati, la cosa più utile è alleggerire.

10. Giorno 8: Uluwatu e le spiagge del Bukit

L’ottavo giorno è il momento giusto per dedicarsi davvero alla penisola di Bukit. Nell’area di Uluwatu, Padang Padang, Bingin, Dreamland e il tempio, le distanze pure non sono enormi, ma il traffico locale, i parcheggi, le discese verso le spiagge e i tempi tecnici di ogni sosta possono far salire molto la durata complessiva della giornata. Lo stesso concetto vale per chi alloggia in strutture che sulla carta risultano a Uluwatu ma poi in realtà si trovano in punti diversi e magari più scomodi: la zona è meno compatta di quanto sembri leggendo semplicemente il nome.
Qui conviene scegliere una giornata più all’insegna del mare, con due spiagge scelte con criterio oppure una giornata dover vedere più tappe possibili fino a scegliere quella giusta per ammirare il tramonto.

11. Giorno 9: ultimo giorno pieno nel sud

L’ultimo giorno pieno nel sud di Bali non va riempito per forza di altre lunghe uscite. Dopo i trasferimenti dei giorni precedenti, conviene usarlo per godersi davvero la zona in cui si soggiorna.
Se la base è a Uluwatu, la giornata può ruotare attorno a una o due spiagge del Bukit, a un pranzo con calma e a qualche sosta panoramica lungo le scogliere. È anche la parte del viaggio in cui si sente di più l’anima surf di questa zona: a Uluwatu si viene non solo per il mare e i tramonti, ma anche per guardare le onde, l’andirivieni delle tavole e quell’atmosfera un po’ scenografica, che rende il sud di Bali diverso dal resto dell’isola. Uluwatu è infatti una delle aree surf più celebri di Bali e, anche per chi non surfa, basta fermarsi qualche minuto sopra la scogliera per capire perché.

In alternativa, o anche come aggiunta se la giornata è organizzata bene, si può inserire il Garuda Wisnu Kencana Cultural Park, dove si trova la grande statua del Garuda Wisnu Kencana, alta circa 121 metri e tra i monumenti più imponenti di Bali.
La statua del GWK è una visita molto diversa a tutto ciò che si è osservato nei giorni precedenti: è molto scenografica, si vede da lontano in diverse zone del Bukit e dà alla giornata un taglio un po’ diverso, soprattutto se si vuole alternare mare e un luogo più iconico dell’area. Se invece si dorme a Jimbaran, inserirla è ancora più semplice perché resta in una posizione comoda anche rispetto alla parte finale del viaggio.

La statua di Garuda Wisnu a Bali

12. Giorno 10: rientro e partenza

L’ultimo giorno andrà necessariamente costruito in base all’orario del volo, senza stringere troppo i tempi. Dal sud di Bali all’aeroporto i margini sono migliori rispetto a Ubud, ma il traffico resta una variabile concreta. Dalle zone di Uluwatu il tragitto verso Ngurah Rai è di circa 20-25 chilometri e può stare attorno ai 45-60 minuti in condizioni buone, con possibili allungamenti nelle fasce congestionate. È una delle ragioni per cui chiudere il viaggio nel sud, invece che tornare a Ubud alla fine, resta una scelta molto più ordinata.

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